carrot cake

Scones! Qui la ricetta
Lemon cake
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Lo scorso weekend sono stata a Dublino (presto seguiranno foto). Ciò che mi ha entusiasmato di più è stato quello che ho mangiato. In particolare, i deliziosi, fragranti e burrosi scones. E ho scoperto che son davvero semplici da fare, danno proprio grandi soddisfazioni. Quindi, il 17 marzo, San Patrizio, patrono d’Irlanda, ho approfittato delle ferie per giocare un pomeriggio in cucina. Ecco il risultato:
Scones all’uvetta (per circa 20 scones)
500g farina 00
300ml latte
125G uvette
110g burro
1 bustina di lievito per dolci
2 cucchiai di zucchero
1 uovo
Pesare la farina e aggiungerci lievito e zucchero. Aggiungere il burro morbido a pezzetti e lavorare il tutto con le dita finchè non è ben amalgamato. Aggiungere le uvette. Versare il latte, mescolare finchè non diventa un impasto omogeneo e non troppo colloso.
Stendere l’impasto a 3cm di spessore e ritagliare gli scones, con un coppapasta (o con un bicchiere come ho fatto io). Mettere gli scones su una teglia, lasciando 2 mm di spazio fra ognuno ma senza che si tocchino. Sbattere l’uovo e spenellare la superficie degli scones. Infornare a 200°C per 15-20 minuti, quando saranno dorati fuori e cotti dentro. Sfornare e trattenersi dal mangiarli tutti!
Serviti con la marmellata sono spettacolari, accompagnati anche dal te è la morte loro. Ma anche sbocconcellati così sono fantastici!
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Soluzione n.1: stare chiusi in casa a mangiare Nutella (io viaggio con una media di 3 cucchiai al giorno, giuro che quando finisce questo barattolo poi non lo compro più! però almeno mi son rifatta il set dei bicchieri).
Soluzione n.2: uscire, svagarsi, darsi un tono.
Ecco, io ho scelto la soluzione n.2, e quando mi dò un tono, me lo dò senza risparmio: un posto chic, a metà tra la moda e la cultura, il design e il radical, pranzo alla Triennale. (Anni fa mi era stata regalata la carta “Amici della Triennale”, a scadenza annuale; l’ho tenuta nel portafoglio 5/6 anni, scaduta, solo per potermi vantare di essere amica di un museo così all’avanguardia. No va bè).
Perchè pranzare alla Triennale? Perchè la location è davvero bella a vedersi: in un ampio e luminoso locale con vista sul parco Sempione, tanti tavole e tante sedie tutte diverse, tutte pezzi di design, su cui poggiare le nostre morbide chiappe e sentirci molto sofisticati.
Non vi sembra un motivo sufficiente per venire fin qui a pranzo? Non vi stuzzica l’idea di passare un sabato tra le opere d’arte e poi gustarvi il pranzo seduti su opere d’arte che vengono esposti anche al Moma?
Bene, allora vado a sciorinarvi il menù; ecco quello che ho gustato sabato scorso.
Crostini di polenta con caprino all’erba cipollina (non si sentiva), marmellata di mele cotogne alla mostarda e alghe fritte (giuro che non ricordo cosa cavolo fossero quei ciuffi, direi alghe, comunque erano buonissimi e croccanti).


Hambuerger vegetariano con frittini di verdure (carciofi, calvolfiori e zucchine).

Focaccina con mozzarella e prosciutto crudo e i suddetti frittini.

Tortino di mele, caldo, con crema alla vaniglia e amaretti, e un solitario alchechengio. (Niente di che questo desser: tortino stuccoso, crema non abbastanza, amaretti non amalgamati con il resto.)

Più due bicchieri di vino, abbiamo speso 48€. Fate voi i conti.
Poi, come ogni posto che se la tira un po’, il personale non è simpaticissimo, e ti può capitare che al tavolo di fianco ci sia seduto un bimbo di 8 anni, taglio emo, che dice, alla sua insegnante di disegno, che la cocacola ha effetti benefici e che lui gli hamburger li mangia solo da Eataly.
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A Marrakesh dimentichi tutte le menate alimentari e ti lasci andare, ti fai nutrire a modo loro. Ti fidi quando non c’è il menù o quando ciò che leggi non ti richiama alla mente immagini e sapori familiari.
Spesso si inizia con un’insalatina rinfrescante e un piattino di olive.
La cucina marocchina sostanzialmente si divide in due filoni: il cous cous e la tagine, che è la pentola di terracotta a forma di cono dove ti cucinano direttamente ciò che ordini.
Tutto costa molto poco, non devi preoccuparti di scrutare il menù per far quadrare i conti, con 10 euro mangi un pasto completo sano e sostanzioso. E il massimo sono le spremute, che costano dai 10 ai 50 centesimi (!!!) e sono freschissime e dolci.
La sera, nella piazza principale di Marrakesh, Jama‘a el-Fnaa, viene allestito il più grande ristorante all’aperto del mondo. Tantissime bancarelle, tutte in fila, offrono le prelibatezze marocchine ai turisti che si lasciano attirare dai buttadentro al grido di: “troppo magra!”. Tutti offrono le stesse cose, vi promettono il te alla menta in omaggio, vi attirano con le lusinghe.
Ci sono alcune bancarelle più piccole che offrono solo alcune prelibatezze…come la testa di capra, le lumache o la zuppa di montone. Le altre sono più grandi, organizzate con panche e tavolate dove gustare la cena, con diversi cuochi e camerieri. Sul bancone espongono tutto ciò che ti possono cucinare e tu indicando scegli. Il segnaposto è un enorme panino tondo, che inizi pucciando nelle salsine e mangiando con le olive. Poi puoi scegliere tra spiedini di pollo e di manzo, polpette, crocchette di patate, insalate, riso bianco, cous cous.
Sono tutte analoghe, ma quella che vi consiglio io per i prezzi e per i camerieri più simpatici è la numero 65.

La vera delizia della cucina marocchina è la pasticceria. Hanno infiniti diversi dolcetti, dal sapore antico, mandorle, zucchero, fiori d’arancio, datteri. Inutile dire che il mio passatempo preferito è stato provare più tipi possibile, mangiucchiarli e assaporarli. Il mio preferito è quello più a sinistra nella foto sotto, con gli spicchi e la perlina sopra. I dolcetti più buoni erano venduti nella Patisserie des Princes, nella via che porta alla piazza principale, dove il latte di mandorla è superlativo.
Rue des Princes, Jemma El Fna,
Marrakech
Tél: 024 44 23 19
Se fate un’escursione fuori Marrakesh e andate sul mare, nella bianchissima Essaouira, non perdete il pesce fresco che vi cucinano al porto, nelle bancarelle dove potete scegliere il pesce che vi piace di più.
Ai Giardini Majorelle ho bevuto la bibita più lussuriosa che mi sia mai capitata: il latte ai fiori d’arancio. La consistenza setosa, il sapore delicato, la location…tutto hanno reso questo bicchiere per me davvero speciale.
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Il motivo numero uno per andare a Marrakesh. Io le trovo fantastiche. Avrei voluto portarmi qualche mattonella a casa ma la Ryanair non avrebbe apprezzato.
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Ho una sola amica nella blogsfera. Si chiama Wennycara ed è l’unica che mi segue con costanza e che ricambio con affetto. E’ da lei che ho preso lo spunto del lunedì fiorito.
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Dopo tante cene passate ad imparare, ieri il mio pupillo mi ha stuzzicato con una proposta. Voleva cucinare qualcosa di semplice, ma facendolo bello. Sfizioso. Intrigante.
Colori. Sapori. Giochi.
Pasta alle zucchine, alla pancetta sesamata e alle due panne (per 7 persone)
3 zucchine medio/grandi
500 gr di pasta
3 confezioni di panna da cucina
1 bustina di zafferano
15 fette di pancetta
sesamo
Abbrustolire la pancetta in padella, dopo averla impanata del sesamo. Farla seccare e metterla da parte.
Tagliare le zucchine e farle saltare in padella. A tre quarti della cottura versare anche la panna di due delle tre confezioni.
La terza panna versarla in un pentolino a parte e colorarla con lo zafferano.
Cuocere le pasta e buttarla nelle zucchine senza scolarla troppo.
Impiattare la pasta, aggiungere in modo artistico la panna gialla e la pancetta. Spolverare di pepe.
Godersela.
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Ogni tanto mi stupisco di quanto l’amore e l’affetto passino anche, per me, attraverso il cibo. Forse non è completamente sana come attitudine, ma non avendo mai avuto gravi problemi alimentari oltre a una sana golosità, per il momento proseguo su questa strada.
Cucinare per chi si ama dà infinite soddisfazioni e condividere insieme una cena rende uniti e felici. Con un gruppo di amici (di quelli che devi ringraziare ogni giorno di averli trovati, di averli vicini) è nata l’abitudine di fare ogni settimana una cena insieme. Niente di speciale eh, ma le mail di preparazione della cena, l’ideazione del menù, il fare la spesa insieme, per non parlare del cucinare in compagnia, tra bicchieri che tintinnano, ingredienti rubacchiati, risate e dibattiti, rendono la settimana più bella e le giornate lavorative meno grigie. Quando poi agli amici si aggiunge una persona speciale, su cui un po’ vuoi anche fare bell’impressione, la serata diventa una sfida.
La miglior mozzarella di Milano, la trovate in una catena di negozi (39 punti vendita), per fortuna sparsi in tutta Italia, che si chiama La Contadina. Nata nel cuore della Campania, fa arrivare i suoi prodotti freschi dalle bufale campane alla nostra tavola, in giornata. Già al primo morso si percepisce la differenza di consistenza, di sapore, di lavorazione. Si possono prenotare, si possono far recapitare a casa, e nel negozio si trovano non solo mozzarelle ma anche ricottine, caciotte e affettati.
Accanto alla mozzarella degli affettati, che fanno molto “convivialità”. E prima, per scaldare gli animi in vista di halloween, un risotto di zucca, con tanto di ambientazione ad hoc. A seguire, un crumble di mele fatto da un’invitata, troppo buono per avere il tempo di fotografarlo!
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