Eccoci di nuovo a casa, dopo questo mese fantastico trascorso nella più bella, pazza, romantica, diversa delle città. Questo mese per me è stato rilassante perchè era come essere al liceo: zero responsabilità se non quella di essere in classe tutte le mattine (alle 10), niente esami, niente compiti, niente scadenze, tanti amici, pomeriggi in giro. Ora sono a casa e dal tavolo mi fissano i libri del caro Appelius, su cui devo scrivere la famigerata tesi. Finora non ho scritto neanche una riga. Ora a casa sento piombare sul mio capo come la spada di Damocle le date per presentare la domanda e il titolo della tesi, le bollette da pagare, gli impegni sociali, i testi da studiare, le incombenze varie da non rimandare più. E piove!
Mi mancano il mio papà, Francesca e Pietro, mi manca la vita di famiglia, con le discussioni sulla cena e il camino acceso. Mi mancano le lotte con Pietro (tranne quando mi ha tirato in testa la racchetta da tennis dalla parte dura!), mi mancano i mad minute e gli scherzi dietro la porta. Mi mancano le cene a base di zuppa di Whole Food e di wipped Philadelphia (maledizione, mi son dimenticata di portarmene una confezione qui!), mi mancano i risotti con Margarita, la vicina di casa, e la sveglia il sabato alle 6.30 per andare a fare una massacrante ora e mezza di palestra.
Mi mancano le mie nuove amicizie. Non credevo di essere una sentimentale, non mi sono mai legata troppo alle persone, ma questa volta sapere che domani mattina loro saranno li tutti insieme in classe, tra risate e dizionari, mi fa scendere “una furtiva lacrima”! Incentivati dall’atmosfera liceale in classe ci si divertiva e si sono creati legami veri, sulla base di affinità elettive e di compiti copiati. Mi mancano le occhiate di quelli con cui bastava uno sguardo per comunicare tutto, mi mancano i break passati al bar dell’angolo battendo i denti, mi manca il profumo che si sentiva appena uscivi dall’ascensore e capivi che ti avvicinavi alla porta della scuola.
Mi manca Mireia, che è diventata come una sorella (lei che ne ha già così tante!), mi manca Eliecer, il mio maestro, il mio mentore, i miei occhi, mi manca Costanza, di cui non so niente e di cui so tutto, mi manca Francesco e il suo dito maciullato, il pugno che non può più alzare (intanto, mi mangio una pastasciutta pensando a te!), mi manca Carlos, con cui le chiacchierate erano sempre naturali. E mi manca Donna, la nostra preziosa insegnante, l’unica che mi abbia mai fatto amare l’inglese.
In questo mese ho scoperto un’ Alice che non conoscevo, ho fatto anche nuove amicizie virtuali, ho riscoperto l’amore per la scrittura e ho iniziato a studiare un po’ la fotografia, che mi appassiona sempre di più. Ho assaggiato la cucina brasiliana, quella giapponese che non è solo sushi, quella americana che finge di essere italiana, quella americana vera a base di zuppe calde. E non ho preso neanche un Kilo!!!! (Grande Alice)
Ho iniziato a leggere un libro in inglese, a scrivere in inglese (ma non credo che qui comparirà mai niente, per il momento), ho imparato delle nuove canzoni in inglese, ho visto film in inglese, ho addirittura iniziato a pensare in inglese!! Considerando che il primo giorno a NY ho risposto che avevo 13 anni, invece di 23, da tanto ero confusa, direi che la scuola è servita e che la comunicazione ora è fluentissima!
Questo blog ha preso una forma, un po’ mia e un po’ sua, ma pare piaccia. Io mi ci trovo bene, mi piace scrivere le mie giornate e adoro condividere le mie foto (ho già detto che mi manca il mio fotografo? ora come farò!?). Mi piace leggere i commenti di persone che di solito sono riservate. Impazzisco di gioia quando trovo commenti inaspettati. Quindi ne approfitto per ringraziare tutti i miei fedeli lettori, anche quelli silenziosi che non lasciano traccia (o almeno, pensano!).
Quindi il bilancio fin qui, tra New York e il blog, è positivo. Nonostante la mia malinconia, son molto felice! Ora c’è quella scadenza di cui si parlava sopra, poi chissà. Si apre la parentesi madrilena, con Giuppi che parte tra neanche una settimana, e io che spero di raggiungerlo. Poi ci sarà un altro viaggio, alla ricerca del lavoro. O magari qualcos’altro. Intanto, qui tutto è temporary. Voi state all’erta!