
Questa fa ridere: io che faccio una recensione di musica! No, ma infatti, voglio solo buttare lì le mie impressioni generali.
Sono andata sabato 16 aprile ed era la priva volta che assistevo a quest’opera. Avevo in testa il tuono di Pavarotti che canta “Nessun dorma” e sulle braccia la pelle d’oca ogni volta che la canzone capita nel mio iPod.
Vado a La Scala da sola, da un lato intimorita, dall’altro fiera di me e della mia indipendenza. Mi siedo in galleria, un posto meraviglioso, volti noti accanto a me con cui si possono scambiare due battute. (Il lampadario de La Scala è composto da 365 lampadine).
Buio, silenzio, sipario: la scenografia emoziona dal primo istante. Tradizionale e composta: mai esagerata, sempre efficace. Eravamo in Cina, a Pekino (come scritto nei sottotitoli), non più a teatro.
Calaf, nell’imponente persona di Stuart Neill, è sottotono. Ma le parti corali, la maggior parte nel primo atto, mi coinvolgono e mi tolgono il respiro. Ecco, le parti corali su di me hanno sempre un effetto un po’ lacrimogeno. In particolare, le parti con le percussioni e i piatti mi fanno impazzire.
Liù, la povera e innamorata Liù (Ekaterina Scherbachenko) non si capisce cosa canti e nel complesso è lamentosa e noiosa.
Turandot non compare che a metà del secondo atto. L’attesa e la tensione si sentono, come se la principessa crudele dovesse proporli a noi i tre enigmi e non a Calaf. Da lontanissimo e senza occhiali, non posso vedere la faccia di Lise Lindstrom, ma l’impressione da lassù è di potenza, è esattamente come la immaginavo, comporta nei gesti, glaciale nei cenni.
Inizia il terzo atto e sono lì, in punta di sedia, nell’attesa dell’attacco di “Nessun dorma”. La scenografia spoglia, un enorme pavimento e solo Calaf sulla scena: lo spazio è solo per la famosissima aria. Io canto, dentro di me. Calaf canta…..e ho il sospetto che anche lui cantasse dentro di se. Nessuna emozione. Nessuno sforzo. Niente, una noia. Un po’ di fiato per “…e all’alba vinceròòòòòòò”. Ma ecco, avevo la tentazione di mettermi a cantarlo io per dargli energia. Una delusione.
E da lì, si son bloccati i sottotitoli. E niente, non abbiamo capito più una parola. Peccato. La tensione assolutamente scemata.
Finale: al di là della discussione sul finale, mai completato da Puccini perchè morto, aggiunto da Franco Alfano. Io avevo letto che il finale ufficiale prevedeva che Turandot, ormai innamorata di Calaf, lo salvasse e i due vivessero sempre felici e contenti. Invece sabato sera, dopo urla di cui non ho capito il contenuto, il grosso Calaf si accascia a terra. Cosa gli è successo? Qualcuno mi illumini, please.





































