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Entries tagged as ‘Arte’

Turandot

18/04/2011 · 1 Comment


Questa fa ridere: io che faccio una recensione di musica! No, ma infatti, voglio solo buttare lì le mie impressioni generali.

Sono andata sabato 16 aprile ed era la priva volta che assistevo a quest’opera. Avevo in testa il tuono di Pavarotti che canta “Nessun dorma” e sulle braccia la pelle d’oca ogni volta che la canzone capita nel mio iPod.

Vado a La Scala da sola, da un lato intimorita, dall’altro fiera di me e della mia indipendenza. Mi siedo in galleria, un posto meraviglioso, volti noti accanto a me con cui si possono scambiare due battute. (Il lampadario de La Scala è composto da 365 lampadine).

Buio, silenzio, sipario: la scenografia emoziona dal primo istante. Tradizionale e composta: mai esagerata, sempre efficace. Eravamo in Cina, a Pekino (come scritto nei sottotitoli), non più a teatro.

Calaf, nell’imponente persona di Stuart Neill, è sottotono. Ma le parti corali, la maggior parte nel primo atto, mi coinvolgono e mi tolgono il respiro. Ecco, le parti corali su di me hanno sempre un effetto un po’ lacrimogeno. In particolare, le parti con le percussioni e i piatti mi fanno impazzire.

Liù, la povera e innamorata Liù (Ekaterina Scherbachenko) non si capisce cosa canti e nel complesso è lamentosa e noiosa.

Turandot non compare che a metà del secondo atto. L’attesa e la tensione si sentono, come se la principessa crudele dovesse proporli a noi i tre enigmi e non a Calaf. Da lontanissimo e senza occhiali, non posso vedere la faccia di Lise Lindstrom, ma l’impressione da lassù è di potenza, è esattamente come la immaginavo, comporta nei gesti, glaciale nei cenni.

Inizia il terzo atto e sono lì, in punta di sedia, nell’attesa dell’attacco di “Nessun dorma”. La scenografia spoglia, un enorme pavimento e solo Calaf sulla scena: lo spazio è solo per la famosissima aria. Io canto, dentro di me. Calaf canta…..e ho il sospetto che anche lui cantasse dentro di se. Nessuna emozione. Nessuno sforzo. Niente, una noia. Un po’ di fiato per “…e all’alba vinceròòòòòòò”. Ma ecco, avevo la tentazione di mettermi a cantarlo io per dargli energia. Una delusione.

E da lì, si son bloccati i sottotitoli. E niente, non abbiamo capito più una parola. Peccato. La tensione assolutamente scemata.

Finale: al di là della discussione sul finale, mai completato da Puccini perchè morto, aggiunto da Franco Alfano. Io avevo letto che il finale ufficiale prevedeva che Turandot, ormai innamorata di Calaf, lo salvasse e i due vivessero sempre felici e contenti. Invece sabato sera, dopo urla di cui non ho capito il contenuto, il grosso Calaf si accascia a terra. Cosa gli  è successo? Qualcuno mi illumini, please.

Categories: Musica
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Pranzo @ La Triennale

04/03/2011 · 2 Comments

Soluzione n.1: stare chiusi in casa a mangiare Nutella (io viaggio con una media di 3 cucchiai al giorno, giuro che quando finisce questo barattolo poi non lo compro più! però almeno mi son rifatta il set dei bicchieri).
Soluzione n.2: uscire, svagarsi, darsi un tono.

Ecco, io ho scelto la soluzione n.2, e quando mi dò un tono, me lo dò senza risparmio: un posto chic, a metà tra la moda e la cultura, il design e il radical, pranzo alla Triennale. (Anni fa mi era stata regalata la carta “Amici della Triennale”, a scadenza annuale; l’ho tenuta nel portafoglio 5/6 anni, scaduta,  solo per potermi vantare di essere amica di un museo così all’avanguardia. No va bè).

Perchè pranzare alla Triennale? Perchè la location è davvero bella a vedersi: in un ampio e luminoso locale con vista sul parco Sempione, tanti tavole e tante sedie tutte diverse, tutte pezzi di design, su cui poggiare le nostre morbide chiappe e sentirci molto sofisticati.

Non vi sembra un motivo sufficiente per venire fin qui a pranzo? Non vi stuzzica l’idea di passare un sabato tra le opere d’arte e  poi gustarvi il pranzo seduti su opere d’arte che vengono esposti anche al Moma?
Bene, allora vado a sciorinarvi il menù; ecco quello che ho gustato sabato scorso.

Crostini di polenta con caprino all’erba cipollina (non si sentiva), marmellata di mele cotogne alla mostarda e alghe fritte (giuro che non ricordo cosa cavolo fossero quei ciuffi, direi alghe, comunque erano buonissimi e croccanti).

Hambuerger vegetariano con frittini di verdure (carciofi, calvolfiori e zucchine).

Focaccina con mozzarella e prosciutto crudo e i suddetti frittini.

Tortino di mele, caldo, con crema alla vaniglia e amaretti, e un solitario alchechengio. (Niente di che questo desser: tortino stuccoso, crema non abbastanza, amaretti non amalgamati con il resto.)

Più due bicchieri di vino, abbiamo speso 48€. Fate voi i conti.

Poi, come ogni posto che se la tira un po’, il personale non è simpaticissimo, e ti può capitare che al tavolo di fianco ci sia seduto un bimbo di 8 anni, taglio emo, che dice, alla sua insegnante di disegno, che la cocacola ha effetti benefici e che lui gli hamburger li mangia solo da Eataly.

Categories: Milano
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Canestrelli

04/10/2010 · Leave a Comment

La domenica perfetta: sveglia in tarda mattina, dopo un sabato pieno di eventi e divertimenti. Giro in bici fino al centro di Milano, per comprare i libri per il corso di spagnolo. Trovati. Spesa veloce nella magnifica Esselunga vuota (segnarsi: domenica h 13.00 orario ottimo per la spesa. Giovedì h. 19.00 orario ottimo per rimorchiare).

Chiudersi in cucina, solo la musica come compagnia, farina, uova, bilancia, zucchero. Forno acceso, dopo secoli. Il mattarello. L’aroma.

Sfornare, annusare, assaggiare. E fotografare, con la luce che piace a me, senza fretta.

E dopo, con la soddisfazione di aver creato qualcosa, sedersi a leggere il Dylan Dog agognato. E ricevere un invito inaspettato, correre di nuovo in centro con la bici, visitare la stranissima mostra di fotografie di Francesca Woodman, mangiare un gelato da grom (cioccolato del venezuela e maron glacè), e poi cinema improvvisato, La Passione di Mazzacurati, un Guzzanti che non deve neanche aprire la bocca per far scoppiare la sala in risate sonore, un film delicato e originale.

Ecco quindi la ricetta dei canestrelli, me ne sono venuti una trentina (senza contare i 5/6 che ho mangiato). Li ho messi in una bella scatola di latta e domani li porto in ufficio.

320 gr di farina
200 gr di burro
140 gr di zucchero
2 tuorli
1 bustina di vanillina
la scorza grattuggiata di un limone
zucchero a velo vanigliato

Setacciate la farina con la vanillina e disponetela a fontana e raccogliete al centro il burro morbido, lo zucchero, il tuorlo e la scorza di limone.
Lavorate rapidamente e avvolgete l’impasto nella pellicola e fatelo riposare in frigo per una mezz’oretta.
Stendete la pasta non troppo fine e dategli la forma che più vi piace.
Adagiate i biscotti sulla placca ricoperta da carta forno e metteteli in forno già caldo a 180 gradi per 10 minuti.
Spolverizzate con zucchero a velo.

Categories: Food
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Statue @ Madison Square

03/08/2010 · 2 Comments

Il Flat Iron Building è uno dei fondamentali. Pensare che quando fu costruito era il più alto della città fa impressione, se si pensa che ora non spicca tra i palazzi che lo circondano. E’ alto 86,9 metri. E’ famoso per la sua strana forma triangolare, che lo rende unico nel suo genere e molto amato dai turisti. In effetti è bellissimo, anche se non saprei dire perchè.

Il FlatIron affaccia su una graziosa piazza dotata di parco, di cui ho già parlato qui, e ne aprofitto per ricordarvi di andare a mangiare i meravigliosi burgers di Shake Shack di cui vi raccontavo.

Quindi perchè questo post con lo stesso palazzo, la stessa piazza? Eccovi un nuovo motivo per visitare Madison Square e alzare lo sguardo intorno a voi. Dal 26 marzo al 15 agosto (quindi dovete muovervi!!) sui tetti della piazza c’è un esposizione: il nome è Event Horizon. Si tratta si statue dalla forma umana che sono state piazzate in giro, alcune sui tetti, alcune nel parco o sul marciapiede.

Qui avete la mappa delle statue, io ne avrò viste una decina, al massimo quindici, ma dicono che ce n’è più di 30!

Antony Gormley è l’autore delle statue e il suo obiettivo è quello di far giocare i visitatori della piazza, che devono cercare e trovare le varie sculture. In effetti è un gran bel passatempo, soprattutto per i bambini che si eccitano da morire a scorgere le statue più nascoste.

Categories: New York
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Love is the answer

29/05/2010 · 1 Comment

Mr. Brainwash è un artista pop che vende a prezzi più che spropositati le sue opere d’arte di palese richiamo wahroliano.

Love is the answer

Categories: Fotografia
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Moma free Friday night

11/04/2010 · Leave a Comment

A New York si possono fare tante esperienze interessanti senza spendere un cent. Una di queste è la visita al Moma, il museo di arte moderna, che il venerdì pomeriggio è gratis dalle 16.00 alle 20.00.

Fino al 26 aprile c’è un’esposizione speciale su Tim Burton; assolutamente spettacolare, purtroppo non si potevano fare foto. La mostra consiste nei disegni che Tim Burton ha fatto per creare i suoi personaggi assurdi, e il suo uso dei colori e la deformazione delle persone rendono le sue opere spaventose e potenti, oltre che geniali. Con dure tratti di matita e una tempera rossa ha abbozzato la regina di cuori del film Alice in Wonderland, e poi ha realizzato il personaggio con lo stesso potere simbolico. Pazzo e genio.

Marina Abramovic è un’artista famosa nel campo delle performance; noi abbiamo potuto assistere alla realizzazione di una sua opera, anche se ho capito bene in cosa consisteva. Lei stava seduta, di rosso vestita, e chi voleva si sedeva di fronte a lei e la fissava negli occhi. That’s it. Valli a capire i geni. Da wikipedia: il lavoro della Abramović esplora la relazione tra performer e pubblico, i limiti del corpo e le possibilità della mente.

Esposizione straordinaria di ninfee di Monet: 5 quadri.

Ancora più sensazionale quella di Picasso: 3 quadri. No scherzo, erano di più, ed erano tutti disegni. Suggestivi.

11 linee

Alexander Calder

Categories: New York
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