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Vita pura

05/09/2010 · 1 Comment

Sono qui con la pagina aperta da un po’. Non so cosa scrivere, o meglio, ho talmente tante cose da dire che non so da dove incominciare. Qui è un turbine di emozioni e nè le parole nè le foto nè la musica riescono a trasmettere ciò che sto provando.

Non trovo parole per raccontare l’intensità della gioia che ho provato inforcando la mia bici dopo 5 mesi, nel fresco sole settembrino di Milano, pedalando attraverso la città al tramonto per andare a fare l’aperitivo.

La bellezza del dire sì, la semplicità del ricevere un sorriso e un ciao da uno sconosciuto per strada, la risata che parte spontanea quando dall’ipod sento le note della mia canzone del momento, la risata che si fa dirompente quando mi accorgo di stare urlando “..e adesso spogliati, come sai fare tu..” in mezzo alla strada. La complicità con le vecchie amiche, le energie, le sintonie, la voglia di cambiare il mondo, di cavalcare Milano, che è bellissima, ma che ha paura di scoprirsi.

Le serate tra amici, due spaghi alla carbonara e due bottiglie di vinello, due risate, due telefonate su skype, due cuori. Andare a fare la spesa con la coinquilina e scoprire che nel pacco famiglia di yogurt a lei piacciono proprio i gusti che non piacciono a me. Poi ritrovarsi a fare assieme lo spuntino a notte fonda, complice il fuso americano, oppure dormire nel mezzo del pomeriggio coordinate senza esserci messe d’accordo.

Nuovi amici, di quelli che guardi negli occhi e ci si capisce, nuovi mondi da scoprire, nuove energie da spartire, nuove lacrime da asciugare, nuovi sorrisi da elargire. Nuovi Lemon Square da condividere. Feste a cui scatenarsi. Telefonate da aspettare nel cuore della notte. Nuove vite che iniziano. Compleanni.

Come la fenice, sono rinata. Il vento di settembre porta con sè novità, batticuori, sfide. Aria nuova passa dai miei polmoni, voglia irrefrenabile di vita pura.

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Cupcakes’s contest in New York

12/08/2010 · 2 Comments

Ovvero: la mia idea di felicità.

special cupcakes, dedicated to Grand Central Terminal @ Magnolia Bakery

Red Velvet cupcakes @ Magnolia Bakery

S’more @ Magnolia Bakery

Lemon Meringue @ Magnolia Bakery –> THE WINNER

Minicupcakes @ Whole Foods

Red Velvet @ Eleni’s at Chelsea Market

Oreo’s Cupcakes @ Eleni’s at Chelsea Market

Chocolate Cupcakes @ Eleni’s at Chelsea Market

Raspberry and Chocolate Cupcakes @ Eleni’s at Chelsea Market

Chocolate Cupcakes @ Billy’s Bakery

Io sono una da dolci. Da sempre. Della serie che se ho voglia di qualcosa di ipercalorico e zuccheroso preferisco saltare il pranzo, e non mi dispiace  rinunciare al salato in un buffet, ma non toglietemi i pasticcini!! Per le mie scorpacciate iperglicemiche ho una complice, la mia best friend. Durante la sua vacanza newyorkese abbiamo fatto un patto: solo frutta e cose sane, insomma, dieta! Il primo giorno, grandi macedonie. Il secondo giorno, grandi macedonie e un cucchiaino di Nutella. Il terzo giorno passiamo davanti a Magnolia Bakery.

- Ali, ma tu i cupcakes li hai mai provati?

- No, non ho mai avuto il coraggio, aspettavo te..

- Entriamo!

[Nota per Vale: da questa conversazione si evince che la colpa della rottura del regime dietetico è tua!]

Quindi entriamo, e quella è la fine, nostra e della dieta. Appena provato il primo cupcake, ce ne siamo innamorate. La morbida cremina decorata e la leggerissima tortina, che noi rigorosamente dividevamo a metà per mantenere una parvenza di dieta, ci hanno conquistate. Impossibile smettere. Semplicemente impossibile rinunciare a quel connubio di burro, zucchero e cioccolato, vaniglia, limone, a seconda del gusto del cupcakes.

A quel punto, ne abbiamo fatto una missione: trovare il miglior cupcakes della città. Quelle che vedete sopra sono appunto le varie prove, di gusto e di bakery, per trovare il numero uno.

La scelta finale cade sui cupcakes della Magnolia Bakery, che son migliori di tutti gli altri in generale, e in dettaglio, quello al limone è il nostro favorito! Una menzione d’onore ai cupcakes di Eleni’s che sono esteticamente più belli e comunque molto buoni.

Un paio di aneddoti: il ragazzo che lavora alla Magnolia Bakery della stazione ci ha riconosciute. E ci ha guardato con aria di disapprovazione quando siamo passate dalla bakery sia a colazione sia a merenda. Un’altra sera invece siamo state per la prima volta nella bakery del GreenwichVillage (piena di gente alle 10 di un lunedì sera, ecco lo sballo dei newyorkesi), dove c’è la postazione del cuoco che è visibile per i clienti del negozio. Io e Vale ci siamo piazzate davanti, come due scolarette in gita, e abbiamo osservato sbavando il ragazzo che assemblava una Hummingbird Cake (tre strati di pan di spagna arricchito di banana, ananas, noci pecan e guarnita con cream cheese). Il cuoco si è impietosito e ci ha donato dei pezzetti di pan di spagna che toglieva per livellare la torta; dopo aver appurato che il ragazzo aveva un gran bel curriculum con tanto di laurea in pasticceria all’istituto culinario, l’ho invitato a trasferirsi in italia con noi, e aprire con noi una Magnolia Bakery a Milano.

La notizia della nostra gara si è sparsa anche nel quartiere: la vicina di casa ci ha fatto recapitare una scatola con 4 cupcakes appena sfornati da lei nel pomeriggio. Buonissimi!

Non perdetevi i cupcakes!!

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Saltimbocca alla romana

09/07/2010 · 2 Comments

La cucina romana è una delle cucine regionali italiane che  preferisco, con riferimento in particolare ai vari sughi: la gricia, la carbonara, l’amatriciana, la cacio&pepe, e chi più ne ha più ne metta. Quando si va a Roma è facile mangiare bene spendendo poco, e credo che un pasto che concilia queste due qualità sia il pasto perfetto. La cucina romana è popolare, fatta di ingredienti semplici e saporiti, tendenzialmente di produzione locale.

Anche se preferisco le paste, mi sono capitate tra le mani delle fettine di vitello, e in men che non si dica ne abbiamo tirato fuori dei deliziosi saltimbocca all’americana, con l’aggiunta del formaggio alla versione originale.

Quindi, ingredienti:

fettine di vitello

Fettine di formaggio svizzero

Salvia (dall’orto), fondamentale per quel profumo speciale

Fettine di prosciutto (noi abbiamo usato il cotto, qui il crudo è più difficile da trovare)

Assemblare le fettine così: vitello+formaggio+prosciutto+salvia+stuzzicadenti per tenere tutto unito. Ne esistono due versione, quella a involtino e quella, più pratica quando le fettine di vitello sono spesse, a strati.

Noi le abbiamo fatte soffriggere nell’olio, ma sospetto che la versione originale sia col burro. Ci piace essere originali, e la diatriba burro versus olio è sempre aperta, già dai tempi del risotto alla zucca.

E ora fateveli saltare in bocca!

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Happy 4 of July – Independence Day

04/07/2010 · Leave a Comment

Eccoci alla festa nazionale per eccellenza, la festa delle feste americane, dove il patriottismo si spreca e tutto è blu bianco e rosso, come la festeggiata bandiera. Si commemora la dichiarazione d’indipendenza, avvenuta appunto il 4 luglio 1776, con la quale le colonie si affrancarono dall’Inghilterra. Qui si festeggia con picnic, barbecue, commemorazioni, parate e fuochi d’artificio. Noi, per entrare nello spirito della festa ma senza perdere di vista la nostra non americanità abbiamo fatto una cena con la famiglia della nostra vicina, che è mezza americana e mezza ecuadoregna.

Quindi il menù prevedeva:

il tricolore italiano per eccellenza, la caprese!

qualche americanata: pollo (adorano il pollo gli americani!) e pannocchie, con tanto di bandiera anche a tavola

Guacamole!

Sono particolarmente orgogliosa del guacamole perchè l’ho cucinato io, per la prima volta.

Il dessert lo trovate qui, e immaginatelo immerso nella panna fresca….

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Lemon Bundt Cake

04/07/2010 · Leave a Comment

Una ricetta in inglese, perchè viene dalla mia vicina di casa, che l’ha copiata da Cook’s Illustrated.

You will need between five and six tablespoons of lemon juice for this recipe. Because the amount of juice can vary from lemon to lemon, we suggest you first measure the juice from the three lemons you have zested, then juice a fourth lemon if necessary. Serve this cake as is or dress it up with lightly sweetened berries. The cake has a light, fluffy texture when eaten the day it is baked, but if well wrapped and held at room temperature overnight its texture becomes more dense—like that of pound cake—the following day.

Ingredients

3 lemons , zest grated and saved, then juiced for 3 tablespoons juice (see note above)

3 cups unbleached all-purpose flour (15 ounces)

1 teaspoon baking powder

1/2 teaspoon baking soda

1 teaspoon table salt

1 teaspoon vanilla extract

3/4 cup low-fat buttermilk (preferably)

3 large eggs , at room temperature

1 large egg yolk , at room temperature

18 tablespoons unsalted butter (2 1/4 sticks), at room temperature

2 cups sugar (14 ounces)

Glaze

2 – 3 tablespoons fresh lemon juice (see note above)

1 tablespoon buttermilk

2 cups confectioners’ sugar (8 ounces)

Instructions

  1. 1. FOR THE CAKE: Adjust oven rack to lower-middle position; heat oven to 350 degrees. Spray 12-cup Bundt pan with nonstick baking spray with flour (alternatively, brush pan with mixture of 1 tablespoon flour and 1 tablespoon melted butter). Mince lemon zest to fine paste (you should have about 2 tablespoons). Combine zest and lemon juice in small bowl; set aside to soften, 10 to 15 minutes.
  2. 2. Whisk flour, baking powder, baking soda, and salt in large bowl. Combine lemon juice mixture, vanilla, and buttermilk in medium bowl. In small bowl, gently whisk eggs and yolk to combine. In standing mixer fitted with flat beater, cream butter and sugar at medium-high speed until pale and fluffy, about 3 minutes; scrape down sides of bowl with rubber spatula. Reduce to medium speed and add half of eggs, mixing until incorporated, about 15 seconds. Repeat with remaining eggs; scrape down bowl again. Reduce to low speed; add about one-third of flour mixture, followed by half of buttermilk mixture, mixing until just incorporated after each addition (about 5 seconds). Repeat using half of remaining flour mixture and all of remaining buttermilk mixture. Scrape bowl and add remaining flour mixture; mix at medium-low speed until batter is thoroughly combined, about 15 seconds. Remove bowl from mixer and fold batter once or twice with rubber spatula to incorporate any remaining flour. Scrape into prepared pan.
  3. 3. Bake until top is golden brown and wooden skewer or toothpick inserted into center comes out with no crumbs attached, 45 to 50 minutes.
  4. 4. FOR THE GLAZE: While cake is baking, whisk 2 tablespoons lemon juice, buttermilk, and confectioners’ sugar until smooth, adding more lemon juice gradually as needed until glaze is thick but still pourable (mixture should leave faint trail across bottom of mixing bowl when drizzled from whisk). Cool cake in pan on wire rack set over baking sheet for 10 minutes, then invert cake directly onto rack. Pour half of glaze over warm cake and let cool for 1 hour; pour remaining glaze evenly over top of cake and continue to cool to room temperature, at least 2 hours. Cut into slices and serve.

    Perfetta servita con un bicchiere di te.

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Carnegie Deli

29/06/2010 · Leave a Comment

Ovvero, uno dei fondamentali. Da non perdere.

Una delle poche cose davvero tipiche della cucina newyorkese è il pastrami, di cui vi avevo già parlato qui. A gennaio infatti ero stata da Kat’z Deli, uno dei due locali più famosi per provare questa prelibata pietanza.

L’altro è Carnegie Deli, che prende il nome da Carnegie Hall, la famosa sala da concerti che si trova proprio di fronte. E’ stato aperto nel 1937 e sul sito sostengono di essere i n.1 a New York.

Mentre l’altra volta mi ero presa un sandwich seduta al ristorante, in questo deli ho preferito provare l’asporto. Con una libbra di carne  (circa mezzo kg) ho preparato 4 panini riccamente farciti. Talmente buoni che non ho fatto a tempo a fotografarli.

Ecco le coordinate:

Carnegie Deli

854 7th Avenue at 55th Street

aperto dalle 6:30 del mattino alle 4 del mattino dopo! tutti i giorni vacanze incluse.

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Ricordi di Tampa

26/06/2010 · 2 Comments

Ovvero la città più assorbente degli Stati Uniti :) Altrimenti nota come la capitale statunitense dei fulmini. Il clima è tropicale, caldo afoso caldissimo, aria condizionata a manetta, piogge improvvise e potenti.

Ecco il filetto di Ruth’s Chris. Morbido come il burro, saporito come il burro aromatizzato. Una garanzia.

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Union Square Market e parole

16/06/2010 · 3 Comments

Il vento fa il suo giro, e tutto, prima o dopo, ritorna

Mi piace quando la natura sembra qualcos’altro. Questi gambi di insalata sembrano delle liquirizie rosa!

Addenta la mela. “Immagina di assaporare una mela. Di sentirne il gusto e il succo.  Per la prima volta.” (parole rubate a Matte)

perchè sei un essere speciale ed io avrò cura di te…Io si.. che avrò cura di te

ma come fan presto, amore, ad appassire le rose

amore che fuggi da me tornerai

la paura, la pressione, l’ansia, il terrore, la disperazione

Si cambia. Si cresce. Si matura. Si evolve. Soprattutto quando ci si confronta con qualcuno di molto diverso da noi. Io prima l’aglio non lo mangiavo. Ora non solo lo fotografo, ma mi lecco i baffi al solo pensiero di una ajo&ojo.

Queste camomilline le trovo poetiche. Commoventi. Mi fan pensare a tante notti passate nella mia casa di Milano, sotto il piumone, bevendo nella mia tazza preferita il soave calmante.

io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai

Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà.Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l’aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, non c’è modo di opporvisi.

l’ultimo bacio mia dolce bambina..brucia sul viso come gocce di limone

Lascio le parole non dette e prendo tutta la cosmogonia

Rosmarino. Semplicemente lo adoro. Lo tocco ogni volta che lo vedo, impregnandomi i polpastrelli del suo aroma. E dovunque lo metti, sta bene. Ho bevuto un cocktail: fragole, vodka, martini e rosmarino. Da provare.

you&me, lemon square, coffee, love and happiness

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Reina Pepiada y Arepas

07/06/2010 · 1 Comment

La ricetta delle arepas, piatto base della cucina venezuelana,  l’ho già scritta qui. Come avevo già spiegato, i venezuelani le mangiano a colazione, farcite in modi diversi. Il ripieno più semplice da preparare è il perrico, ovvero uova strapazzate, cipolla e pomodoro, ma il mio preferito è la reina pepiada, ovvero pollo e una guacamole speciale.

Questa ricetta prende il nome dalla prima regina di bellezza venezuelana, Susana Dujim, che vinse il titolo di Miss Mondo nel 1955.  Il gestore di una arepera nel centro di Caracas, contento per la vittoria della connazionale, fece costruire nel locale un altarino in suo onore e ci mise una bimba vestita da reginetta. Un uomo incuriosito passò a chiedere per chi fosse l’altare e quando seppe che era dedicato a Susana Dujim dichiarò di esserne il padre e voler portare lì la figlia a mangiare al più presto. Quando Susana andò a mangiare lì le fu offerta un’arepas con pollo e avocado, e il gestore del locale proclamò che avrebbe dato il nome Reina a quel ripieno. Aggiunse anche l’aggettivo Pepiada, che significa formosa. Ed ecco quindi la deliziosa “Reina Pepiada”

Per preparare le arepas c’è sempre l’indispensabile Harina Pan.

Queste arepas sono bellissime, mica come il mio tentativo di qualche mese fa. Non le ho fatte io, sia chiaro.

Per preparare queste rotondità perfette ci vogliono anni e anni di colazioni a base di arepas e comunque è qualcosa che uno ha nel sangue, come i brasiliani hanno la samba e gli svizzeri la puntualità.

Perrico e reina pepiada.

Sono restia a divulgare la ricetta di questa delizia, però mi sembra giusto dopo avervi fatto venire fame con queste foto.

Reina Pepiada – le proporzioni non le so, si fanno un po’ ad occhio e a lingua

pollo

avocado

limon (quello verde, che noi italiani chiamiamo lime)

cipolla

aglio

maionese

sale

Bollire il pollo in acqua e aromi (qualche foglia di alloro, semi di cumino). Quando è cotto, lasciarlo raffreddare 5 minuti e poi sfibrarlo. Non so bene come chiamare questo procedimento; in pratica bisogna spezzare il pollo e sfibrarlo, tirando i piccoli fili di pollo che si formano naturalmente.

A parte bisogna frullare una cipolla, uno spicchio di aglio e l’avocado. Poi aggiungere un paio di cucchiai di maio. Il succo di un limon. Poi si assaggia, il tutto deve essere denso e cremoso, dolce e acidulo. Simile alla guacamole, ma meglio.

Quando la crema è pronta la si mescola al pollo, amalgamando bene, e si serve fredda.

Le arepas si servono belle calde, si tagliano a metà e si riempiono di deliziosa Reina. Sono decisamente più buone se gustate in compagnia!

Chevere cambur!!!

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Tartare di manzo

05/06/2010 · 2 Comments

La leggenda vuole che il nome di questa ricetta venga dai popoli nomadi dell’Asia Centrale, chiamati dagli occidentali “Tartari”. Queste popolazioni erano solite mettere i pezzi di carne delle bestie appena cacciate tra la sella e il dorso delle cavallo, affinchè il galoppo e la pressione (e il sudore, aggiungo io) rendessero la carne più morbida e saporita.

Tartare di manzo:

carne trita

succo di limone

olio

sale e pepe

senape

salsa worcester

1 tuorlo

capperi e cipolla cruda (a piacimento)

Mettere la carne in una ciotola e aggiungere 4 cucchiai di succo di limone, l’olio, la salsa Worcester. Regolare di sale e pepe e mescolare delicatamente.
Lasciare riposare la tartara qualche minuto prima di servire ma non superare i 30 minuti per non “cuocere” la carne. Tenere in frigorifero fino al momento di servire.

Volendo essere super chic una volta servita la carne si fa un vulcano nel centro e ci si sguscia il rosso dell’uovo, che poi va mescolato per bene. Secondo me questa pratica appesantisce un piatto di per sè fresco e estivo.

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