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Entries tagged as ‘Colazione’

Lemon Bundt Cake

04/07/2010 · Leave a Comment

Una ricetta in inglese, perchè viene dalla mia vicina di casa, che l’ha copiata da Cook’s Illustrated.

You will need between five and six tablespoons of lemon juice for this recipe. Because the amount of juice can vary from lemon to lemon, we suggest you first measure the juice from the three lemons you have zested, then juice a fourth lemon if necessary. Serve this cake as is or dress it up with lightly sweetened berries. The cake has a light, fluffy texture when eaten the day it is baked, but if well wrapped and held at room temperature overnight its texture becomes more dense—like that of pound cake—the following day.

Ingredients

3 lemons , zest grated and saved, then juiced for 3 tablespoons juice (see note above)

3 cups unbleached all-purpose flour (15 ounces)

1 teaspoon baking powder

1/2 teaspoon baking soda

1 teaspoon table salt

1 teaspoon vanilla extract

3/4 cup low-fat buttermilk (preferably)

3 large eggs , at room temperature

1 large egg yolk , at room temperature

18 tablespoons unsalted butter (2 1/4 sticks), at room temperature

2 cups sugar (14 ounces)

Glaze

2 – 3 tablespoons fresh lemon juice (see note above)

1 tablespoon buttermilk

2 cups confectioners’ sugar (8 ounces)

Instructions

  1. 1. FOR THE CAKE: Adjust oven rack to lower-middle position; heat oven to 350 degrees. Spray 12-cup Bundt pan with nonstick baking spray with flour (alternatively, brush pan with mixture of 1 tablespoon flour and 1 tablespoon melted butter). Mince lemon zest to fine paste (you should have about 2 tablespoons). Combine zest and lemon juice in small bowl; set aside to soften, 10 to 15 minutes.
  2. 2. Whisk flour, baking powder, baking soda, and salt in large bowl. Combine lemon juice mixture, vanilla, and buttermilk in medium bowl. In small bowl, gently whisk eggs and yolk to combine. In standing mixer fitted with flat beater, cream butter and sugar at medium-high speed until pale and fluffy, about 3 minutes; scrape down sides of bowl with rubber spatula. Reduce to medium speed and add half of eggs, mixing until incorporated, about 15 seconds. Repeat with remaining eggs; scrape down bowl again. Reduce to low speed; add about one-third of flour mixture, followed by half of buttermilk mixture, mixing until just incorporated after each addition (about 5 seconds). Repeat using half of remaining flour mixture and all of remaining buttermilk mixture. Scrape bowl and add remaining flour mixture; mix at medium-low speed until batter is thoroughly combined, about 15 seconds. Remove bowl from mixer and fold batter once or twice with rubber spatula to incorporate any remaining flour. Scrape into prepared pan.
  3. 3. Bake until top is golden brown and wooden skewer or toothpick inserted into center comes out with no crumbs attached, 45 to 50 minutes.
  4. 4. FOR THE GLAZE: While cake is baking, whisk 2 tablespoons lemon juice, buttermilk, and confectioners’ sugar until smooth, adding more lemon juice gradually as needed until glaze is thick but still pourable (mixture should leave faint trail across bottom of mixing bowl when drizzled from whisk). Cool cake in pan on wire rack set over baking sheet for 10 minutes, then invert cake directly onto rack. Pour half of glaze over warm cake and let cool for 1 hour; pour remaining glaze evenly over top of cake and continue to cool to room temperature, at least 2 hours. Cut into slices and serve.

    Perfetta servita con un bicchiere di te.

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Reina Pepiada y Arepas

07/06/2010 · 1 Comment

La ricetta delle arepas, piatto base della cucina venezuelana,  l’ho già scritta qui. Come avevo già spiegato, i venezuelani le mangiano a colazione, farcite in modi diversi. Il ripieno più semplice da preparare è il perrico, ovvero uova strapazzate, cipolla e pomodoro, ma il mio preferito è la reina pepiada, ovvero pollo e una guacamole speciale.

Questa ricetta prende il nome dalla prima regina di bellezza venezuelana, Susana Dujim, che vinse il titolo di Miss Mondo nel 1955.  Il gestore di una arepera nel centro di Caracas, contento per la vittoria della connazionale, fece costruire nel locale un altarino in suo onore e ci mise una bimba vestita da reginetta. Un uomo incuriosito passò a chiedere per chi fosse l’altare e quando seppe che era dedicato a Susana Dujim dichiarò di esserne il padre e voler portare lì la figlia a mangiare al più presto. Quando Susana andò a mangiare lì le fu offerta un’arepas con pollo e avocado, e il gestore del locale proclamò che avrebbe dato il nome Reina a quel ripieno. Aggiunse anche l’aggettivo Pepiada, che significa formosa. Ed ecco quindi la deliziosa “Reina Pepiada”

Per preparare le arepas c’è sempre l’indispensabile Harina Pan.

Queste arepas sono bellissime, mica come il mio tentativo di qualche mese fa. Non le ho fatte io, sia chiaro.

Per preparare queste rotondità perfette ci vogliono anni e anni di colazioni a base di arepas e comunque è qualcosa che uno ha nel sangue, come i brasiliani hanno la samba e gli svizzeri la puntualità.

Perrico e reina pepiada.

Sono restia a divulgare la ricetta di questa delizia, però mi sembra giusto dopo avervi fatto venire fame con queste foto.

Reina Pepiada – le proporzioni non le so, si fanno un po’ ad occhio e a lingua

pollo

avocado

limon (quello verde, che noi italiani chiamiamo lime)

cipolla

aglio

maionese

sale

Bollire il pollo in acqua e aromi (qualche foglia di alloro, semi di cumino). Quando è cotto, lasciarlo raffreddare 5 minuti e poi sfibrarlo. Non so bene come chiamare questo procedimento; in pratica bisogna spezzare il pollo e sfibrarlo, tirando i piccoli fili di pollo che si formano naturalmente.

A parte bisogna frullare una cipolla, uno spicchio di aglio e l’avocado. Poi aggiungere un paio di cucchiai di maio. Il succo di un limon. Poi si assaggia, il tutto deve essere denso e cremoso, dolce e acidulo. Simile alla guacamole, ma meglio.

Quando la crema è pronta la si mescola al pollo, amalgamando bene, e si serve fredda.

Le arepas si servono belle calde, si tagliano a metà e si riempiono di deliziosa Reina. Sono decisamente più buone se gustate in compagnia!

Chevere cambur!!!

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Cherry Walk is looking more like Petal Road@BrooklynBotanicGarden

30/04/2010 · 5 Comments

Il Brooklyn Botanic Garden è uno dei piccoli tesori segreti di New York. Per godercelo, come dice il nome, dobbiamo spostarci a Brooklyn, quartiere sottovalutato perchè non è cool come Manhattan, ma che riserva sempre delle piacevoli sorprese.

La prima tappa, per prepararci al meglio al giardino, è la colazione, da Tom, famoso per i suoi pancakes (super fluffy!) e per le french fries con le uova.

Tom’s Restaurant
782 Washington Avenue
Brooklyn, NY 11238
Dopo la leggerissima colazione (mi mancano le brioche alla marmellata del bar sotto casa!), ci si avvia verso il botanic garden che, UDITE UDITE, il martedì è gratis.

Si entra nel giardino e ci si dimentica istantaneamente di essere nel cuore di una città; tra azalee e peonie in fiore, lillà profumatissimi e ciliegi imbiancati, si cammina e ci si perde nell’Eden. Almeno io lo immagino così.

Guardare qui per sapere con precisione svizzera quali piante sono in fiore.

Noi volevamo vedere i cherry fields, che avrebbero dovuto essere al culmine del loro splendore. A causa della pioggia che si è abbattuta sulla Grande Mela domenica, però, i ciliegi, che erano sbocciati con un paio di giorni di anticipo, hanno perso la maggior parte dei fiori, donandoci un inaspettato tappeto rosa e bianco.

Attraverso il giardino, oltrepassando i campi di ciliegi, si arriva al giardino giapponese.

Poi si prosegue attraverso prati e boschetti, imbattendosi nel più bello e nodoso degli alberi.

Nella grande serra (adoro le costruzioni di solo vetro, così parigine) troviamo l’esposizione di bonsai.

E il deserto.

E la giungla.

E il fiore del paradiso.

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Fragole e sangue

25/02/2010 · 2 Comments

Dopo l’overdose di figosità, ecco una delle cose belle della vita: trovare delle fragole profumate e sode fuori stagione! Accettato il senso di colpa dell’acquisto non ecologico, mi sono gustata uno dei miei piaceri preferiti.

Io le fragole le adoro. Sono succose, acidine, croccanti. Ci spolveri sopra due cucchiai di zucchero e sono perfette.

η τύχη, la sorte, è stata la mia guida negli ultimi giorni. Mi ha fatto vivere nuove sensazioni. Mi ha fatto rivivere vecchie sensazioni. Mi sono sentita vicina ai miei 17 anni e le fragole fanno parte di me in quel periodo.

Dedicate agli amici, vecchi e nuovi. E a me.

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Arepas venezolanas…que rico!

04/02/2010 · 4 Comments

Le arepas sono il piatto simbolo del Venezuela. Sono molto semplici, vengono preparate con la farina di mais, e sono il piatto quotidiano sulla tavola di ogni venezuelano. Si possono mangiare per colazione, pranzo e cena.

La farina per prepararle si chiama Harina PAN, è esportata dal Venezuela in tutto il mondo, non è facilmente reperibile nei supermercati, ma si può comprare in internet su Plaza Latina, che ha anche una sede a Milano, vicino a Moscova.

Le arepas sostituiscono il pane, sono come delle specie di tigelle, e si possono farcire a piacimento: io personalmente le ho sempre mangiate con uova strapazzate, prosciutto e formaggio, e sono spettacolari. Altrimenti, una delle ricette tipiche le propone con la carne machada, che però non ho mai assaggiato.

Le arepas sono relativamente semplici da fare, servono pochi ingredienti, ma per confezionarle e cucinarle ci vuole un po’ di attenzione. Ci sono diverse ricette e diversi modi per cucinarle, a seconda dell’area geografica. Si possono friggere o cuocere al forno, ma sull’isola di Margarita le fanno semplicemente in padella.

Per 4 piccole arepas

1 tazza di acqua

3/4 di tazza di farina

1 pizzico di sale

facoltativo: 1 giro d’olio

facoltativo: 2 cucchiaiate di parmigiano

Versare tutti gli ingredienti in una ciotola e lavorarli con le mani, mescolare fino ad ottenere una pasta consistente e soffice che non rimane incollata alle dita. Dividere l’impasto formando delle palle di circa 5 cm di diametro,  e schiacciarle piano con i palmi della mano, appiattendole e dandogli una forma rotonda. Metterle su una padella antiaderente calda e girarle dopo 5 minuti, facendole aderire bene al fondo. Attenzione perchè bruciano con facilità.

Si servono poi calde, si tagliano e si farciscono. DELIZIOSE.

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La spremuta

06/01/2010 · 2 Comments

Una delle cose belle dell’inverno sono le arance e i mandarini. Una delle cose belle delle arance è trasformarle in spremute.

Quindi il mio consiglio per questo periodo di raffreddori e di sbalzi climatici è di farvi una bella spremutona di arance (e potete sempre aggiungere limoni, pompelmi e magari pure lo zenzero!), per fare il pieno di vitamina C.

Spero che rientri come 1 porzione delle 5 di frutta&verdura che dovremmo assumere ogni dì.

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Colazione di S. Stefano

26/12/2009 · 2 Comments

Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile,

e i tuoi malanni puoi dimenticar.

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Questo è il mood della mia mattinata!

E quindi, ecco la mia colazione, composta dai biscotti che hanno fatto i miei cuginetti per natale (buonissimi!) e la crema di cioccolato che mi ha portato mio papà da New York, precisamente dal mio adorato Le Pain Quotidien!

Lussuriosa!

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Colazione di Natale: pandorino e neve

17/12/2009 · 13 Comments

Solitamente non faccio colazione; so che state già iniziando una filippica sull’importanza del primo pasto della giornata, che dà energie per tutte le attività e che permette di arrivare al pranzo senza i morsi della fame. Ma che ci posso fare, quando mi sveglio io non ho fame!!

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La fame mi viene due o tre ore dopo, a volte mangio, a volte no. Al liceo, il sabato mattina per le prime due ore avevamo sempre la versione e io a cavallo tra la prima e la seconda ora avevo sempre i crampi nello stomaco e mi maledicevo per non aver fatto colazione.

Invece, oggi mi sono svegliata con in testa solo un pensiero: il pandorino che avevo in cucina! Non mi sono neanche lavata la faccia, sono corsa in cucina e ho lacerato la confenzione. Solo un barlume di lucidità mi ha fermato e mi ha ricordato di recuperare la Niki e approfittare del momento per qualche foto per il blog.

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Dopo aver azzannato una fetta e averla trangugiata per bloccare la fame, ho iniziato a riflettere su come avrei desiderato mangiarlo. La prima risposta, ovviamente, è stata: cioccolato fuso sopra! Godurioso al massimo, ma troppo laborioso per una colazione. (Non pensate che sia spaventata dalla pesantezza del piatto: tre anni fa il pandoro col cioccolato fuso è stato il mio unico alimento durante il pranzo di natale).

Allora ho tagliato delle fettine di pandoro, le ho messe in padella e le ho abbrustolite. Nel frattempo ho guardato fuori dalla finestra e… ta da da dan…c’erano tutti i tetti innevati! Nella notte ha nevicato, poco, il giusto per colorare la città e lasciare libere le strade. Fantastico, la prima neve è sempre bella e romantica!

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Ispirata dalla neve ho quindi cosparso una delle due fettine di pandoro con lo zucchero a velo, classicissimo, ed è effettivamente uno dei modi migliori per assaporare il delicato e morbido pandorino (secondo solo al cioccolato di cui sopra, e alla nutella!).

L’altra fetta l’ho spalmata di marmellata di fragole Bonne Mamam, la mia preferita.

Il tutto innafiato da una spremuta fresca di arance, per una bella razione di vitC.

Pronti per una lunga giornata di studio!

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Storico scambio di battute tra me e mio padre:

p: “Alice…ma..ma..ma quello è un panettone!…non puoi spalmarci su la Nutella!”

a, con la bocca più che piena: “mm..hai ragione..meglio il pandoro!”

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Colazione di compleanno

17/10/2009 · 1 Comment

Un breve post solo per mettere la mia prima foto con la Niki, ovvero la mia colazione di compleanno, da Cioccolati Italiani.

Ecco a voi Colmato e Vellutata!! E un bellissimo mazzo di rose antiche regalo di Balza&Momo.

Buon compleanno!!

Buon compleanno!!

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